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Per
giungere alla forcola
si parte da
quarti di tronco (noce, ciliegio, pero, melo, acero) scelti prima della
stagionatura di tre anni. Piùche
progettata essa è la risultante di un lavorio serrato in cui si
incontrano abilità manuale e forma immaginata, e giocano un ruolochiave
la vista e il tatto. Ogni ansa, ogni gomito deve permettere i numerosi e
diversi movimenti del remo nell’acqua. L’oggetto forcola affascina,
ed è divenuto uno dei simboli di Venezia. Ma la sua bellezza resta
funzionale al suo fine: garantire la libertà
dinamica del remo che dà equilibrio all’asimmetria del sistema
uomo-scafo-acqua.
La
bottega del remèr è
oggi ancora luogo di memoria e di ripetizione rituale di parole (i nomi
degli attrezzi) e gesti antichi da parte di maestro e garzone, ma
è anche luogo di continua trasformazione, di adattamento ai cambiamenti
della gondola, del modo di vogare e all’individualità del gondoliere.
I
remèri a
Venezia erano riuniti in corporazione dal 1307. Una parte, da
dentro o da l’Arsenal,
costruiva i remi per le navi della Serenissima, altri (de
gondole)
lavoravano in decine di botteghe sparse nella città (tracce restano nel
toponimo ‘del
rèmer’). |