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Sono i
sarti che confezionano particolari capi di vestiario.
Il gondoliere
di oggi è una figura di costituzione recente. Fino agli anni Settanta
del XX secolo si
trattava di una categoria molto povera, che svolgeva anche altri modesti
lavori, come ad esempio portare i sacchi di carbone durante
l’inverno. Per il
passato il riferimento per gli abiti è il gondoliér de casàda,
per il quale il magistrato alle pompe prescriveva un abbigliamento
sobrio, non troppo raffinato,
con esplicito riferimento, ad esempio, al numero esiguo dei bottoni.
L’immagine
che ci rimandano alcuni disegni settecenteschi presenta comunque abiti di
una certa raffinatezza: pantaloni ampi e corti
fermati al ginocchio, giacchette ornate di bottoni ed elegantemente
sagomate, tessuti ‘damascati’. L’avvento del turismo di massa
ha dato un impulso forte alla categoria dei gondolieri, ‘specializzandola’,
e orientandola quindi anche verso una maggior cura
nell’abbigliamento, prima raccogliticcio e difforme.
Alcuni capi
di vestiario, che spesso si rifanno ad elementi diffusi nelle marinerie
europee, si sono via via ‘affermati’, consolidandosi negli
ultimi decenni come tradizione: oltre al cappello di paglia, le maglie a
righe (un tempo bianche e rosse, poi anche bianchee blu), la marinéra,
i pantaloni neri, la fascia di seta in vita. I colori spesso trovano
riscontro nei cuscini del parécio, la parte della gondola
adibita ai passeggeri. |
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